fig. 143 Il fondo cartografico Losardo

Il comune di Cetraro ha potuto beneficiare nel 2011 della donazione del fondo di carte geografiche donate dal Prof. Ing. Raffaello Losardo, ingegnere cetrarese ( Grisolia-CS-1920, Napoli 2011) e per anni docente universitario presso l’Università Federico II di Napoli di Costruzione di strade, ferrovie, aeroporti. Vissuto a Napoli, in Vico Latilla 18, egli aveva già donato alla città copia del Catasto Onciario del XVIII secolo e la raccolta del periodico cetrarese di inizio Novecento “Cetraro Nova”, con lo scopo di ricordare la figura del padre Luigi Losardo, che alla fondazione di quel periodico aveva collaborato insieme ad Attilio De Caro e Francesco Aita. Negli anni ‘60 Luigi Losardo contribuisce ad approfondire la conoscenza degli Statuti di Cetraro, concessi dall’Abazia di Montecassino nel 1512 per il buon governo della città, curandone la traduzione e la divulgazione.

Il fondo consta di complessive 78 carte geografiche, di diversi formati relativi al periodo compreso tra la fine del ‘400 ed il periodo post-unitario.

 

fig. 144 Il fondo cartografico. Particolare degli espositori verticali.

 

Esso si inserisce nella piena tradizione e nelle applicazioni della scienza geografica, che rappresenta con la cartografia il territorio e i fenomeni che vi si sviluppano, secondo tematismi diversificati  a seconda delle esigenze che devono soddisfare.

Le prime rappresentazioni cartografiche avevano, in antico, soprattutto un fine itinerario, ovvero di segnare e rappresentare percorsi, a scopi economici o anche militari; è, inoltre, molto significativa anche la tradizione relativa alle carte dell’orbe conosciuto, mappe, mappamondi ed altro oppure ai fini della navigazione, in questo caso carte nautiche o portolani, con lo scopo di indicare la rotta ai navigatori ed i vari porti di approdo.

Le carte topografiche rappresentano porzioni di territorio, la morfologia, i corsi d’acqua e i centri abitati; se rappresentano le coste possono prendere il nome di idrografiche.

Sin dalla preistoria/protostoria si diffusero rappresentazioni di porzioni più o meno grandi di territorio su vari supporti; la tradizione antica continuò in epoca greca con la rappresentazione del mondo conosciuto, tentando di  individuare la forma della terra e calcolarne le dimensioni.

Da questo punto di vista astronomi, geografi, filosofi e matematici greci si cimentarono nella ricerca di sistemi scientifici che consentissero di realizzare precise rappresentazioni della terra nelle quali riportare dati, notizie e indicazioni raccolti da viaggiatori e naviganti. I vari Anassimandro, Ecateo di Mileto, Dicearco da Messina, realizzarono perciò varie carte del mondo allora conosciuto; esperimenti più significativi furono anche quelli di Strabone, con la sua opera descrittiva, la Geografia, e soprattutto Claudio Tolomeo (100-178 d.C.), famosissimo astronomo, matematico e geografo.

In questo quadro si inserisce la tradizione, sviluppata dai Romani, per esigenze strategiche e pratiche di conquista, degli itineraria picta, ovvero itinerari che rappresentavano graficamente le indicazioni e di quelli adnotata o scripta, ovvero testi riportanti in forma letteraria le descrizioni geografiche.

fig. 145 La rappresentazione della Calabria nella Tabula Peutingeriana
La rappresentazione della Calabria nella Tabula Peutingeriana

Agli itineraria picta dobbiamo riferire soprattutto la Tabula Peutingeriana, copia medioevale di XII sec. d.C. di una carta riferibile alla fine del III-inizi del IV sec. d.C., in 12 fogli di pergamena h 0,34×0,60 m  (7,40 m totali di cui 6,80 pervenuti), che rappresenta l’intero impero romano con prospettiva deformata, schiacciata e dilatata (rapporto 21:1 tra latitudine e longitudine), con percorsi, itinerarie, distanze in miglia, una complessa simbologia e nomenclatura ad indicare città, porti, stationes/mansiones/mutationes, oltre l’idrografia.

Alla serie degli itineraria adnotata o scripta dobbiamo riferire l’Itinerarium Antonini Augusti, l’Itinerarium Burdigalense o Hierosolymitanum, viaggio del 334 d.C. di pellegrini che usavano il cursus publicus da Burdigala (Bordeaux) sino ai luoghi santi in Palestina (Gerusalemme);  inoltre la Cosmographia dell’Anonimo ravennate (metà VII sec. d.C.), il Liber Pontificalis Ecclesiae Romanae et Ravennatis (IX sec. d.C.), la Cosmographia Guidonis (1119 d.C.).

Nell’alto medioevo, inoltre, anche la cartografia, come altre scienze, subì i riflessi della decadenza della ricerca scientifica, la geografia tolemaica fu del tutto ignorata e si diffusero concezioni totalmente prive di fondamento scientifico al punto che Cosma Indicopleuste, un navigatore che era giunto fino all’India e a Ceylon, tra il 535 ed il 547 diede una rappresentazione dell’universo simile ad un tabernacolo, con la terra rettangolare, circondata dagli oceani e sormontata a Nord da un’altissima montagna che, nelle ore notturne, nascondeva il sole. All’epoca, inoltre, era diffusa una rappresentazione della terra a T con i mari disegnati come grandi canali tra l’Europa, l’Africa e l’Asia.

La situazione cambiò dopo l’anno Mille, quando, sviluppandosi i commerci e la navigazione, si avvertì l’esigenza di creare documenti cartografici d’utilizzo pratico più rispondenti alla realtà.

Ma mentre nel mondo cristiano alla razionalità ed alla ricerca scientifica prevalevano concetti immaginari influenzati da convinzioni religiose, nel mondo islamico si ebbe un notevole sviluppo degli studi. Non a caso quindi nel XII secolo fu proprio un arabo, Abu Abdullah Ibn Mhammad, meglio conosciuto come Edrisi o al-Idrisi (1099 – 1165 circa), a dare un notevole contributo allo sviluppo della cartografia.

Mappamondo-di-Al-Idrisi
Mappamondo-di-Al-Idrisi

Uomo di grande cultura, nel 1138 fu accolto a Palermo alla corte di Re Ruggero II, il quale gli diede l’incarico di redigere un’opera che descrivesse il mondo conosciuto sulla base di dati certi, raccolti durante i suoi viaggi, o con l’aiuto di altri viaggiatori e studiosi. Il lavoro fu ultimato nel 1154 con il nome di Nurhat al-mushtaq fì ikhtraq al-afaq, noto anche come Il libro di Ruggero; esso è corredato dalla Charta Rugeriana, una raccolta di 70 mappe in carta setificata, considerata la più importante nell’ambito della geografia medievale.

Con la scoperta della bussola si impose un nuovo tipo di approccio alla rappresentazione cartografica: grazie ai viaggiatori genovesi e veneziani, che si spinsero fino all’interno dell’Asia e dell’Africa, e agli Spagnoli e Portoghesi che esplorarono le Americhe e le lontane terre del Pacifico, i documenti cartografici vennero a rappresentare porzioni sempre più ampie del globo.

Con l’Umanesimo e con la riscoperta della cultura classica, risorse l’interesse per i testi di Tolomeo, del quale furono riproposte le carte; con le grandi scoperte geografiche e la circumnavigazione del globo le elaborazioni cartografiche crebbero sempre più e si rese necessario rappresentare tutto il globo.

Tra le prime opere si pubblicò e diffuse la Geografia di Tolomeo; si affermarono vari cartografi, tra cui Munster (1489 -1552), Arquer (1523 – 1571), Gerard Kremer, meglio noto come Mercatore (1512-1594), considerato il padre della cartografia scientifica moderna perché applicò metodi scientifici alle riproduzioni cartografiche. Il metodo, o proiezione di Mercatore, si basa sulla proiezione cilindrica conforme ed è ancora oggi utilizzata nella navigazione lossodromica. Nel 1605 vide la luce l’edizione dell’atlante del Mercatore curata dal cartografo olandese Joost De Hondt, noto anche come Hondius (1563-1611), che riutilizzò le lastre di rame originarie e diede alle stampe numerose edizioni successive. Dopo la sua morte proseguirono il suo lavoro i figli Jodocus e Henry e il genero Johannes Jansson, meglio noto come Johannes Janssoni (1588 -1664), editore, incisore e cartografo.

All’epoca anche in Italia i cartografi erano numerosi; nel XVI-XVII secolo operò a Genova l’illustre famiglia di cartografi dei Maggiolo (oppure de Maiolo), che furono depositari del monopolio cartografico con nomina ufficiale della Repubblica. Si ricordano anche Tomaso Porcacchi (1530-1585), un umanista che godeva di grande prestigio come geografo in Italia. È famosissimo anche Giacomo Gastaldi (1500-1566), ritenuto il maggior cartografo italiano del Cinquecento, molto noto anche all’estero, il caposcuola di una nutrita schiera di incisori cartografi, fra i quali Fabio Licinio (1520-1565), pittore, che continuarono ad operare a Venezia con la tecnica dell’acquaforte nel XVI e XVII secolo. Molto più conosciuto è però il fiammingo Abramo Ortelio (1527 – 1598), meglio noto come Ortelius, che fu cartografo, cosmografo e bibliofilo, autore del Theatrum orbis terrarum, il primo atlante di carte geografiche, con dati derivati dalle conoscenze e dai risultati delle ultime esplorazioni.

fig. 147 Carta del mondo di Ortelius

Nella prima metà del XVII secolo la cartografia conobbe un momento di notevole espansione in Europa, soprattutto per il diffondersi delle opere di carattere cartografico-descrittivo realizzate sotto il patrocinio del Re. Ebbe larga fama anche il cartografo italiano Giovanni Antonio Magini, che nel 1596 pubblicò la Geografia di Tolomeo arricchita da 37 nuove carte da lui redatte. Il Magini avviò il lavoro per la realizzazione di un atlante d’Italia, costituito di carte aggiornate sulla base dei suoi studi e dei dati forniti dai maggiori cartografi dell’epoca, dei quali aveva richiesto la collaborazione. L’opera fu terminata a cura del figlio Fabio nel 1620, tre anni dopo la sua morte.

Al Magini si possono affiancare il cartografo olandese Willem Janszoon Blaeu ed il francese Melchiorre Tavernier (1564-1644), esponente di una famiglia di cartografi che operò in Francia nei primi decenni del XVII secolo. All’inizio del XVII secolo risalgono le opere di Philipp Cluver, o Philippus Cluverii Cluverius (1580-1623), un umanista e geografo tedesco che viaggiò nei paesi germanici, in Francia, in Inghilterra e in Italia, soprattutto per lo studio delle antichità. Diede un’impostazione particolare alla cartografia, perché nei suoi lavori inseriva tematismi storici e per questo è considerato l’iniziatore della geografia storica. Nel XVII secolo operò in Francia Nicola Sanson (1600-1667), grande cartografo francese; nello stesso periodo, in ambito geografico, le conoscenze continuarono a crescere e questa scienza ebbe notevole espansione: ai nuovi dati che giungevano in Europa con il succedersi delle scoperte geografiche, si aggiunse lo sviluppo delle conoscenze scientifiche. L’Olanda, e Amsterdam, in particolare, era allora un centro di importanza mondiale della cartografia.

In Italia tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento fu di notevole importanza l’opera del frate ravennate Vincenzo Coronelli (1650-1718), uno studioso di matematica e geografia che fu anche grande cartografo e cosmografo. Una particolare attenzione merita anche il cartografo Cesare Francesco Cassini (1714-1784), componente di una grande famiglia di astronomi e geodeti di origine italiana. Il nipote, Cesare Francesco, realizzò, tra il 1744 e il 1815, la carta topografica del Regno di Francia in 182 fogli in scala 1:86.400.

Nel Settecento, con lo sviluppo delle scienze e la creazione di nuovi e più sofisticati strumenti ottici, s’imposero nuove tecniche che consentirono rilevamenti sempre più precisi e quindi la redazione di carte che rappresentavano con maggior precisione il territorio. In quel secolo l’attenzione per la cartografia fu notevolissima: si costruirono nuove proiezioni e si fecero ricerche anche per l’individuazione di sistemi atti a realizzare una più accurata rappresentazione del rilievo.

Nel XIX secolo, infine, sono nati i grandi istituti cartografici che hanno cominciato a creare le carte utilizzando sistemi sempre più avanzati. La tecnologia moderna ha ampliato di molto le possibilità della cartografia e, dopo la seconda Guerra Mondiale in poi, soprattutto con i rilevamenti aerei che consentono di rappresentare con precisione vaste parti di territorio e con la nascita della fotogrammetria, le tecniche cartografiche si sono evolute enormemente.

Il fondo Losardo consta di importanti documenti cartografici, carte topografiche ma anche nautiche, da Pirro Ligorio a Prospero Parisi, Mercator, Ortelius.

Meritano particolare menzione le carte realizzate da Gerard Mercator ed Abraham Ortelius, insieme fondatori e massimi esponenti della cartografia fiamminga. Del primo è presente una mappa intitolata Puglia piana, Terra di Bari, Terra di Otranto, Calabria et Basilicata composta nel 1584, mentre del secondo, noto anche come “pittore di mappe”, si conserva quella dal titolo Italia Nam Tellus Graecia Maior tracciata attorno alla metà del ‘500. Entrambe le carte si riferiscono ad una rappresentazione antica dei territori costituenti oggi buona parte dell’Italia meridionale.

Abbiamo inoltre la riproduzione della carta dell’orbe di Tolomeo oltre ad una serie di carte con la rappresentazione del regno di Napoli, databili tra 600 e 700, le carte del Rizzi Zannoni, le carte di Robert de Vaugondy (1750), oltre che di geografi inglesi, tedeschi, francesi.

Una parte del fondo, con rappresentazione del Regno di Napoli, non è riconoscibile, mentre un altro gruppo di carte, dedicate alla Calabria Citra ed Ultra, presenta anche i relativi dati demografici, risalenti all’800 oltre ad una carta della Provincia di Cosenza, edita durante il regno d’Italia.