Sezione Storica – Fondo Cartografico Losardo – Sala IX (Tav. XLIV)

Carta corografica della Calabria ulteriore : giusta le recenti Osservazioni e misure fatte dal P. Eliseo della Concezione Teresiano Accademico Pensionario della R. A. delle S. e delle B. L. / P. Eliseus a Conceptione direxit Franc. Progenie pinxit, et sculpsit (prefazione e sette carte sulle nove totali) (nrr. 71-78) (1784)

A Padre Eliseo della Concezione bisogna attribuire la Carta corografica della Calabria ulteriore : giusta le recenti Osservazioni e misure fatte dal P. Eliseo della Concezione Teresiano Accademico Pensionario della R. A. delle S. e delle B. L. / P. Eliseus a Conceptione direxit Franc. Progenie pinxit, et sculpsit. Si tratta di una carta a scala 1:130.000 circa, corografica, su 9 fogli in bianco e nero di cui nel fondo Losardo

se ne conservano soltanto otto. Si tratta di fogli di 800×500 mm che giuntati insieme arrivano a 2,40×1,50 m, con graduazione marginale, ricca grafica con la definizione dell’orografia, dei centri abitati e rosa dei venti.

Sul margine inferiore destro delle carte sono ubicate le note esplicative comprensive di diverse scale metriche; sul margine inferiore sinistro abbiamo la rappresentazione di una macchina equatoriale, concepita da Padre Eliseo.

La carta riporta la distribuzione dei danni del terremoto, classificando i centri abitati in “in parte lesionato”, “in parte distrutto e in parte reso inabitabile” e “interamente distrutto”. Di fatto si tratta del primo esempio di carta sismica in Italia, opera del napoletano Francesco Mango, al secolo Padre Eliseo della Concezione (Napoli, 1725-1809), Padre Provinciale e poi procuratore generale dell’Ordine dei carmelitani scalzi della città. Studioso colto e ingegnoso, si dedicò costantemente alla ricerca, in particolare nel campo sperimentale della fisica e della cartografia e legò in maniera solida la sua attività scientifica alla Reale Accademia di Scienze e di Lettere, fondata a Napoli da Ferdinando IV di Borbone nel 1780. Progettò anche un eudiometro particolare e una complessa “macchina equatoriale”, strumento geodetico atto alle misurazioni geografiche costruito su commissione dall’orologiaio Giuseppe Fiore nel 1779. Eliseo fece parte della commissione inviata in Calabria in seguito al catastrofico terremoto che sconvolse la regione il 5 febbraio 1783.

Obiettivi della spedizione accademica erano sia la raccolta, “con ogni possibile sagacia indifferenza e veracità”, di tutti i fenomeni osservabili intorno al terremoto, sia “l’esatta esplorazione delle regioni istesse, per illustrarne la storia naturale, comprenderne la pubblica economia, e conservarne la memoria della già distrutta posizione delle città e delle terre che si conteneano in esse” (Istoria dei fenomeni del tremuoto avvenuto nelle Calabrie e nel Valdemonte nell’anno 1783 posta in luce della R. Accademia di scienze e belle lettere in Napoli, Napoli 1784, p. XI). Compito specifico di Padre Eliseo furono le annotazioni geografiche necessarie per “formare una carta topografica della desolata Calabria, perché in un colpo d’occhio potesse vedersene il soqquadro in cui fu posta” (ibid., p. XI).

Rifiutò di servirsi della carta manginiana rappresentante la Calabria, o meglio di una delle sue tante derivazioni diffuse all’epoca e, visitando larga parte della regione colpita, eseguì precise misurazioni geografiche. A tal fine utilizzò la sua macchina equatoriale che gli permise di determinare la longitudine e la latitudine di alcune località, mai prima di allora annotate dal punto di vista cartografico. Questo complesso e pesante cannocchiale geodetico garantiva l’esattezza della misura sulla base dell’osservazione dei satelliti di Giove, metodo adottato in Francia da J. D. Cassini ma non ancora molto diffuso in Italia.

In meno di un anno furono compiute tutte le notazioni necessarie e, nel giugno del 1784, annessa alla relazione ufficiale compilata dal Sarconi, comparve la Carta corografica della Calabria Ulteriore. Per la rappresentazione fu inciso più di un rame; dei primi rami si occuparono l’incisore Arcangelo – detto anche Agnello – Cattaneo e l’ingegnere Francesco Vega ma l’opera definitiva, disegno e incisione, fu compiuta da Francesco Progenie.

La Carta corografica di Eliseo fu, all’epoca, la più grande carta topografica della Calabria mai realizzata; dal punto di vista storiografico si situa “quasi ad anello di congiunzione tra la cartografia manginiana e quella del Rizzi Zannoni”. Adottando metodicamente l’osservazione astronomica, si avvicinò notevolmente ai risultati reali, superando nettamente le precedenti misurazioni del Magini. Orientò, inoltre, il perimetro della provincia dimostrando l’errore generale presente in tutte le carte anteriori che “ai Paesi situati sulla parte del mare Jonio aggiungono 10′ di latitudine e ne tolgono 28′ di longitudine”.

La rappresentazione segnala anche le varie località secondo le lesioni provocate dal terremoto; in essa sono riportati e censiti tutti i centri urbani o insediamenti rurali, opportunamente segnalati con un numero di asterischi in proporzione ai danni provocati dal terremoto sull’edificato, così da costituire un vero sismo cartogramma estremamente importante nella storia della cartografia sismica.

Dovendo individuare l’entità del fenomeno sismico in tutta la sua estensione, Eliseo procedette con estremo rigore e, visitando larga parte della regione colpita, eseguì precise misurazioni geografiche.

 

 

 fig. 159-Carta corografica della Calabria (1784)